Oggi si è tenuta la conferenza stampa del Direttore Sportivo Federico Balzaretti e del Direttore Tecnico Francesco Vallone.

Federico Balzaretti: “Sono passate due settimane dalla retrocessione, per cui non abbiamo ancora metabolizzato appieno quello che è stato il risultato sportivo di questa stagione. C’è chiaramente un grandissimo dolore interiore ed è realmente così nei confronti della città, nei confronti della proprietà. C’è sicuramente un grande dispiacere, su quello che poteva essere un finale di stagione importante, perché insomma, la salvezza avrebbe voluto dire il raggiungimento di un traguardo sportivo, che a un certo punto sembrava veramente perso. Siamo arrivati veramente a un passo da fare un miracolo sportivo importante, per colpa nostra chiaramente, perché poi ce lo siamo complicato noi stessi.
E quindi, insomma, c’è grandissimo dispiacere essendo io il direttore sportivo e avendo comunque costruito la squadra, sono anch’io qui a prendermi le responsabilità possibili ed immaginabili, per una retrocessione che fa male, fa male ancora tantissimo ad ognuno di noi. Fa male alla città, fa male alla presidenza, fa male a tutti compreso me oggi, insomma, siamo qui oggi, siamo qui ancora a leccarci le ferite, ma carichi, chiaramente, sul fatto che vogliamo e dobbiamo assolutamente ripartire con grande energia, con grande forza. Da quando sono arrivato a novembre, la situazione chiaramente non era facile, abbiamo cercato di dare tutte le energie. Dal primo giorno ho cercato di dare energia e stimoli, stando vicino ai giocatori e agli staff tecnici che si sono susseguiti, alla gente che incontravo ho sempre cercato di dare positività ed energia, veramente a tutti, perché è quello che serve.
Non ce l’abbiamo fatta, purtroppo, e questo rimane un rammarico importante, nonostante, ripeto, poi le cose nella seconda parte di stagione sono andate sicuramente migliorando, però rimane alla fine quello che è il risultato finale, ovvero che siamo in serie C e questo porta grande dispiacere, grande dolore.

Sono arrivato super carico e convinto che quella squadra fosse buona e lo ridico a distanza di tempo. Poi però subentrano dei fattori che vanno al di là di quello che è il fattore tecnico e, soprattutto nella prima parte, le difficoltà erano soprattutto psicologiche e di pesantezza nel giocare determinate partite. Questo ti fa fare o non fare determinate giocate. Per questo poi l’idea è stata quella di cambiare un numero importante di giocatori, per portare qui giocatori non pesanti mentalmente, per cercare di raggiungere questa impresa, con una mentalità di sfida per cercare di fare un qualcosa che non era mai stato fatto nel mondo del calcio. Abbiamo giocato sotto pressione da gennaio, cercando di giocare per vincere tutte le gare, con una spada sulla testa e per questo abbiamo scelto dei giocatori che riuscissero a sopportare tutto questo.

Col senno di poi se avrei fatto qualcosa diversamente? Da gennaio il percorso è stato migliore, sicuramente abbiamo preso dei rischi prendendo giocatori con scarso minutaggio, ma non c’era la fila per venire qui. Chi è arrivato l’ha fatto con grande ambizione, siamo andati male prima e meglio dopo, ma sempre tutti insieme. Sapevamo che alcuni avrebbero necessitato di tempi maggiori di inserimento, abbiamo fatto 27 punti ma potenzialmente potevano essere di più, perché partendo dall’inizio avremmo avuto il tempo di creare un insieme. Avevamo una buona solidità, è mancata qualche vittoria, fino all’Ascoli abbiamo recuperato 9 punti, poi abbiamo fatto meno bene 3 partite, perdendo punti ma poi abbiamo recuperato, giocandocela fino all’ultimo. Abbiamo tirato fuori tutto anche emotivamente e abbiamo centrato i playout e poi nella doppia sfida non siamo però riusciti a centrare la salvezza.

Voto al mercato? Non mi piace dare voti, ma sicuramente è insufficiente, altrimenti non saremmo retrocessi. La squadra è andata in crescendo, il rimpianto nasce dal fatto che la squadra aveva potenzialmente qualche punto in più in canna, infatti già arrivare sopra il Cosenza, giocando la seconda gara in casa, avrebbe fatto la differenza.

Brocchi? Anche quando esternamente è stato messo in discussione, l’abbiamo sempre supportato perché vedevamo il lavoro sul campo, vedevamo che la squadra era con lui e vedevamo i risultati, fino ad Ascoli, dove avevamo recuperato 9 punti sulla zona playout. E’ stato un lavoro importante di rincorsa, nelle ultime sue 3 gare c’è stato un calo brusco e abbiamo valutato l’opportunità di Baldini. Sapevamo che allenatore era, l’apporto che poteva dare da un punto di vista emotivo, energetico e di impatto nello spogliatoio e si è visto nell’ultimo mese di campionato.

Continuità? Stiamo facendo delle considerazioni e ci stiamo prendendo del tempo per parlare con tutti e capire quali saranno i nomi su cui ripartire, parlandone tra noi, con il mister e con la proprietà.

Serie C o Serie B? Stiamo pensando alla Serie C, se poi sarà diversamente faremo un’altra conferenza, ma al momento il campo ha decretato la Serie C. Se dovesse capitare altro, ci faremo trovare pronti.

Prestiti? Due ragazzi hanno fatto particolarmente bene. Vandeputte tornerà da noi e poi ci ha ben impressionato Tommaso Busatto, attaccante 2002. Di quelli che invece erano qui in prestito, non è facile trattenere nessuno in Serie C, anche se Vicenza non fa categoria. E’ una società e una piazza talmente importante e stare qui deve essere un onore, al di là della categoria. Ci stiamo lavorando, ma non sarà facile.

Trovare giocatori che possano andare bene in C o in B? Se si vuole fare una C importante, come vogliamo fare, dobbiamo prendere giocatori che possono andare bene anche in B. Stiamo prendendo anche dei giovani e a breve, daremo degli annunci, su alcuni giovani sui quali vogliamo puntare.

Cavion? Ci piacerebbe tenerlo, dobbiamo capire.

Longo e Jallow? E’ prematuro parlarne. Alcuni ragazzi della stagione scorsa, li vogliamo tenere, ma la tendenza sarà cambiare abbastanza. Alcuni poi non è detto che vogliano rimanere. E’ stato un campionato, lungo e difficile emotivamente per tutti. I matrimoni si fanno in due.

Tanti goal presi e pochi segnati? Cambio di modulo? E’ oggettivo che nel girone di ritorno, la difesa sia andata meglio, soprattutto quando siamo passati alla difesa a tre. Poi del modulo parlerà il mister la settimana prossima. Ma ovviamente dobbiamo pensare a come migliore sia in difesa che in attacco, trovando un’identità di gioco, che deve rispecchiare ciò che vuole vedere la gente e l’anima della piazza. La squadra deve essere in simbiosi con l’ambiente per ambire a traguardi importanti, deve essere in simbiosi con la proprietà, con il club, con la gente, con voi, dobbiamo essere un blocco unico, per questo stiamo parlando di quella che deve essere l’identità e lo spirito della squadra. Ovvero capire quali devono essere la caratteristiche che devono avere i giocatori che vestono questa maglia: fisiche, tecniche e morali.

Un modulo funzionale alla Lega Pro? Sicuramente la scelta dipende dall’identità che vogliamo dare, vogliamo una squadra che sia concreta, che abbia forza, che vada in avanti, che vada forte. Per cui diciamo che il bel gioco dipende cosa s’intende; vuol dire fare l’80% di possesso palla oppure andare in verticale. Il bel gioco può essere tutto. Diciamo che noi vorremmo vedere di più una squadra che va forte, che va in avanti, che pressa in verticale, che abbia coraggio e ambizione, che vada a prendere l’avversario molto alta. Insomma che possa trascinare ed emozionare il pubblico con quelle che secondo noi sono le caratteristiche della città e dello stadio, una squadra che abbia cuore. Che metta in campo quel tipo di emozioni ed emotività. Non credo che qui il tiki-taka piaccia particolarmente, la gente vuol vedere giocatori che hanno sangue dentro.

Mancini? Gli è stato proposto a gennaio un rinnovo del contratto e quindi siamo in attesa di capire. Credo che il ragazzo a breve scioglierà i propri dubbi. Noi siamo sempre in contatto con lui, siamo molto contenti del percorso che sta facendo. Purtroppo lo ha limitato questo infortunio che ha avuto negli ultimi due mesi e mezzo, lo ha risolto e si sta riprendendo molto bene. In Nazionale è arrivata la convocazione di Mancini a lui, Filippo e Freddi ed è un orgoglio per tutti, anche se è stato solo uno stage ma insomma arrivare in Nazionale A, vedere Coverciano e allenarsi con giocatori forti e con quell’allenatore, credo sia una bella iniezione di fiducia. Ha fatto molto bene nello stage con l’Under 18 ed è stato convocato adesso con l’Under 19. Lui non ha ancora risposto? No, però ne stiamo parlando e sta valutando. Sono sempre decisioni importanti, quindi non bisogna avere stress, fretta. È un valore per il Club importante, lo sappiamo tutti, insieme prenderemo la decisione migliore. Quel che vogliamo tutti è il bene del ragazzo, se il ragazzo è contento di proseguire qui, siamo ben contenti di stare con lui. Andare via se non rinnova essendo in scadenza nel 2023? Sennò lo perdiamo a zero…non abbiamo avuto contatti e soprattutto non abbiamo avuto offerte. Siamo ancora in una fase embrionale, preliminare, per cui obiettivamente è normale, come è normale che ci sia interesse di fronte all’attaccante 2004 forse più importante che c’è in Italia. Al momento non abbiamo parlato con nessun club proprio per questo motivo, perché il giocatore è ancora sotto contratto, vogliamo che rimanga e aspettiamo l’idea della famiglia e del ragazzo. Mancini importante in Serie C? Sicuramente. È una categoria che fa bene a molti ragazzi, non sminuisce nessuno. Faremo di tutto per trattenerlo.

Giocatori identitari? Mi piace molto questo concetto. Credo che per quella che è la proprietà e la nostra visione, deve esserci il giusto mix. Vicenza deve essere radicata sul territorio, con giocatori del territorio, con un settore giovanile che produce giocatori forti. L’avete visto anche quest’anno in Prima Squadra da Sandon, Alessio, Mancini. Non sono tante le squadre che hanno fatto giocare 2004, 2003, che hanno fatto salire tanti giocatori. I Cavion, i Maggio hanno portato quella vicentinità e quel senso di appartenenza, perciò sposo al 100% quello che ha detto il Patron e il Presidente e mi piace molto. C’è anche un altro lato e cioè che Vicenza deve aprire le porte a un’internazionalità e noi abbiamo il compito di dare luce a quello che è un progetto scouting che sta andando avanti, che deve coprire e vedere tutto quello che succede nel mondo per essere aperti a tutte le opportunità.

Giocatori di proprietà o prestiti? Cercheremo giocatori di proprietà. O se in prestito con un diritto o un’opzione che ci permetta di farli diventare di proprietà. Tendenzialmente sarà così, poi il prestito o il giocatore che valuteremo in prestito ci può stare, però tendenzialmente preferiamo lavorare con giocatori di proprietà nostri.

Attaccamento alla maglia? L’attaccamento alla maglia glielo dobbiamo trasmettere noi, nessuno arriva a Vicenza con l’attaccamento a meno che non ti chiami Maggio e Cavion ed hai giocato qui e magari andavi in curva. Solo la continuità e solo il tempo, aiutano a trasmetterlo. Anche io il primo giorno che sono arrivato alla Roma non è che fossi stato attaccato ma la maglia, l’amore profondo, nascono con il tempo. Ad esempio, non conoscevo Vicenza ma più ci sto e più sono innamorato. Ti porta il tempo a conoscere le persone, il Club, la Società, a sentirti dentro le dinamiche. Quello fa sì che tu sia attaccato e dobbiamo insegnarglielo noi. È comunque un tema di riflessione molto importante perché il fargli conoscere la città, le dinamiche, la storia, tutto quello che lo porta dentro al campo, è fondamentale. Non dobbiamo pensare che il giocatore arrivi e sia già innamorato della maglia, al contrario. Noi dobbiamo trasmettergli questi valori, i giocatori che sono qui da tanti anni devono passargli che cos’è Vicenza, cosa si aspetta la gente, la piazza.

Contratti in scadenza? Non so ancora. Stiamo capendo e valutando chi potrà rimanere e chi no. Tutte le dinamiche sulla prossima stagione sono tutte in fase di definizione. Parlerò con tutti, con alcuni l’ho già fatto e con altri non ancora. Voglio che abbiano anche loro una settimana di stacco perché sono stati mesi stressanti da un punto di vista emotivo per la rincorsa, per cui anche loro hanno bisogno di qualche giorno per metabolizzare. Giacomelli? Stefano non è in scadenza. Aveva l’opzione ed è scattato il rinnovo automatico.

Giovani? Non faremo solo una squadra di ragazzi e di giovani, non c’è dubbio. Per cui sicuramente arriveranno giocatori di categoria e giocatori importanti. Cercheremo di farlo. C’è bisogno del mix giusto, della freschezza, della leggerezza, della voglia di emergere dei ragazzi e della maturità di alcuni giocatori già qui e di chi magari ha già vinto. C’è bisogno di tutto questo. Solo un fattore, come in un cocktail, non credo che porti ad un risultato giusto. Dovremo essere bravi noi a mettere gli ingredienti giusto e mescolare nella maniera corretta”.

Francesco Vallone: “Giovani italiani o esteri? Dobbiamo partire dal presupposto di coprire il territorio in maniera capillare. Fortunatamente anche a livello di settore giovanile, con Michele Nicolin, si sta già facendo una copertura con l’Academy e un lavoro di scouting molto interessante sia nella provincia, sia nella regione. Il nostro settore giovanile lo testimonia, perché escono ragazzi che arrivano in Prima Squadra non soltanto come comparse, ma che hanno minutaggio con giocatori del 2003 e 2004 e non è semplice questa cosa. Invece a livello internazionale abbiamo strutturato da qualche mese una componente forte per quanto riguarda la copertura dei 41 campionati. Ovviamente il mercato che abbiamo fatto a gennaio ha poco da un punto di vista quantitativo per quanto riguarda lo scouting, perché per una situazione dove dovevamo accendere un po’ il sogno, servivano giocatori molto più pronti. Lanciare un giovane nella condizione di 7 punti in classifica sarebbe stato difficile e deleterio per quanto riguarda il ragazzo. Vi dicevamo ad inizio stagione che quando si acquista un giocatore si fa il 50% dell’opera, quello che abbiamo voluto fare intorno all’area scouting è aprire tutti quei dipartimenti che possono essere importanti affinché il giocatore arrivi e sia coinvolto, con un ambientamento molto veloce e abbia un lavoro individuale di perfezionamento in un determinato modo e che riesca ad integrarsi il più velocemente possibile all’interno dei criteri e dei principi di gioco dell’allenatore. Quindi questa è la linea che ha già portato Freddi Greco, poi abbiamo chiuso due giocatori sul territorio nazionale del 2001 ed un altro giocatore del 2003 che verranno annunciati nei prossimi giorni, quindi sono già quattro giovani. Piano piano, andando a conoscere la categoria che sarà di riferimento, andremo a vedere se a livello internazionale ci riusciremo ad aprire in maniera più importante. Il mix sarà comunque la formula che abbiamo prescelto.

Mix tra mercato nazionale ed internazionale? Assolutamente sì. A noi piacciono i giocatori forti, abbiamo questo vizio. Ci piacciono i giocatori di talento e sappiamo che questi devono essere lavorati. Statisticamente, se andate a vedere, in qualsiasi club, dalla prima fascia all’ultima, non si prendono e si valorizzano 10 giocatori, altrimenti sarebbe una vincita alla lotteria straordinaria. Dei giocatori che vengono individuati deve essere fatto il miglior lavoro possibile affinché un numero interessante possa essere utile per quanto riguarda la Prima Squadra immediatamente e magari un’altra parte può andare a fare un percorso diverso in prestito in qualche società satellite in modo da valorizzare le caratteristiche e poi poter tornare qui magari a distanza di uno o due anni. Anche questo fa parte di un dipartimento che abbiamo aperto di collaborazioni con altri club internazionali.

Algoritmi o cuore? Non è una mia linea ma una nostra linea, sia con la direzione sportiva sia con il Club. Diamo grande importanza ad entrambi i fattori perché sono indispensabili ad oggi i fattori umani, di animo, di spirito e tutte quelle caratteristiche che abbiamo identificato con i giocatori che verranno qui. Ma è importantissimo tenersi al passo con tutti quelli che sono i criteri oggettivi che ci possono aiutare. Anche perché coprire tutti i campionati internazionali, magari se abbiamo un piccolo filtro che ci precede è più semplice, quindi già attuiamo – e lo facevamo anche nella nostra precedente esperienza – un mix tra questi due fattori. Ovviamente i giocatori che sono sotto contratto non possono essere avvicinati e non hai la possibilità di conoscerli a fondo e dobbiamo essere consci che il discorso oggettivo è un aiuto per tutte le ulteriori caratteristiche che andiamo a cercare in un giocatore. Ci deve accompagnare in qualsiasi dinamica”.

 

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